giovedì, 30 marzo 2006

La scuola

All'interno delle eventualità possibili di questo pazzo e triste mondo malato,

c'è ne è una che non ti aspetti.

Mettetevi nei panni di un bambino che frequenta le medie,
un giorno come tanti,
rientra a scuola dopo un week end come tanti,
pronto a smaronarsi per 6 ore costretto a lezioni noiosissime e sognando a occhi aperti di tornare a casa per giocare alla plaistation (prima droga assuefante che conosce il bambino moderno nelle sue protofasi di sviluppo).

Diciamo che questo alunno entrando in aula si accorga che al posto della vecchia e grassa insegnante di Matematica e Scienze ci sia un uomo.

Quest'uomo è giovane, ha la barba come i terroristi islamici che il papà guarda alla televisione, è vestito come un meccanico, è già pronto e seduto di fronte al registro e soprattutto ha una strana luce negli occhi, qualcosa che alla prof precedente non aveva mai visto.

Diciamo che quest'alunno una volta scoperto il ruolo dello sconosciuto si lasci andare a una serie di festeggiamenti, inevitabili quando si scopre che la prof è in malattia....euforia incontrollabile che solo tornando con la mente alle scuole medie si può ricordare.

A questo punto  però finisce la fetsa perchè l'alunno viene interrotto nei suoi festeggiamenti dalle urla DISUMANE  del forsennato travestito da terrorista/meccanico. Di colpo si materializza la sensazione che forse sarebbe stato meglio avere la solita e prevedibile prof che al massimo metteva le note.....

Questo strano individuo, il supplente, è imprevedibile, non da riferimenti, non ci si può difendere da uno così, uno che sembra essere appena uscito dalle medie e perciò padroneggia tutti i trucchetti per copiare, per passarsi bigliettini, per rubare merende.....

Di sicuro sto prof è strano. Non da compiti a casa, non mette note, non minaccia di convocare genitori.....però c'è qualcosa di inquietante in quel suo sguardo folle mentre ti grida a 3 cm dalla faccia con la vena della fronte in rilievo e pulsante pronta a scoppiare.

C'è qualcosa di strano mentre ti sorprende da dietro distratto a parlare mentre lui spiega, e con un colpo tremendo di palmo di mano sul banco fa rimbombare e tremare tutte le pareti......rischiando di generare i primi casi di infarto minorile in italia.

C'è qualcosa di strano quando ogni lezione improvvisa uno show teatrale, producendosi in monologhi che metterebbero in allarme anche un cinquantenne...quando a turno ci chiama fuori alla lavagna per risolvere equazioni e problemi sui poligoni regolari, minacciandoci di prenderci a pallonate se sbagliamo.

C'è qualcosa di strano nella sua fissazione per gli "scarsi", per la sua illusoria volontà di fargli recuperare il terreno perduto.
é sempre più strano questo supplente quando confessa che lui la matematica la odia e l'ha sempre odiata, quando vuole fare parlare i bambini dei loro sentimenti ed emozioni, quando li invita a non guardare la tv che poi dice essere il diavolo moderno.....

Strano, veramente strano sto prf...però giorno dopo giorno lo si impara ad apprezzare, a partecipare a un differente punto di vista delle cose.

Giorno dopo giorno i bambini imparano velocemente a padroneggiare argomenti che prima manco sapevano dove fossero sul libro.

Altrettanto velocemente si affezionano ai monologhi, alle dissertazioni, alle prediche...e forse anche alle urla che puntuali esplodono almeno una volta ogni ora.

Però la cosa più strana che gli hanno visto fare è accaduta l'ultima ora di lezione dopo quasi un mese di permanenza.

Il supplente invita con queste parole i bambini a seguirlo:

"Allora, visto che è l'ultima ora di  lezione e che ormai non mi possono più licenziare, visto che è una giornata favolosa andiamo in giardino che vi devo mostrare una cosa...."

Ormai i bambini hanno imparato a leggere le variazioni di intensità della luce degli occhi del supplente.....può voler dire pericolo urla, oppure inizio monologo, oppure ancora oggi dobbiamo fare 1000 esercizi, oppure verifica a sorpresa......ma stavolta quella luce è nuova, brillante ed indecifrabile.

I bambini felici di quell'idea stravagante seguono il prof e si mettono in un angolo mentre lui armeggia intorno a uno zainetto....pochi secondio dopo si gira con un pezzo di plastica giallo e rotondo stretto tra le mani.

A questo punto succede la cosa più strana tra le mille cose strane che il supplente ha fatto in tutta la sua permanenza:
si fa girare sta cosa sul dito e poi salta, si agita, fa le piroette, lo prende a schiaffi e a calci, lo rincorre e alla fine lo cattura.......

I Bambini a questo punto sono a metà tra lo spavento e il desiderio di toccare quel coso , che poi scoprono essere un frisbee.

Tempo pochi secondi e il supplente lancia quell'affare nel gruppo.....da li fino alla fine dell'ora sarà un susseguirsi di lanci, mischie di gruppo per prendere i tiri del supplente, risate, urla di gioia, velleità da fristailer dei più audaci e un coinvolgimento generale al di la delle migliori prospettive.

Finita l'ora, mentere il supplente si dirige verso il suo destino da precario, senza più il posto,  i bambini lo chiamano dicendo:

" anche se da domani torna la prof, perchè non passi dopo scuola che facciamo due tiri?" come se il supplente fosse un bambino come loro......

questo è la favola del frisbee che cancella i ruoli e unisce al di la di ogni divisione sociale, politica, economica e umana.

Grazie

postato da: picciotto1 alle ore 10:37 | Permalink | commenti (4)
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lunedì, 20 marzo 2006

Venerdì 17

Molti temono questo connubio, molti attribuiscono a questa data effetti catastrofici, molti questo giorno non escono manco di casa.........

io invece la eleggo giornata del mese e decido di fare qualcosa per celebrarla.

Sono le 11.50, ho appena finito di spiegare la fotosintesi clorofilliana alla prima D, al suono della campana della terza ora mi proietto fuori dall'aula manco fossi un alunno arcistufo delle lezioni.

In meno di 30 minuti sono in stazione e da li a breve mi imbarco su un treno destinazione Bologna.

Mentre in viaggio controllo di avere tutto il necessario, unghie, frisbee, vestiti e silicone, riesco perfino ad addormentarmi russando così forte da svegliarmi da solo circondato dallo sguardo infastidito di tutto il vagone.

Appena sceso a Bologna mi congratulo con me stesso per avere fatto la scelta migliore; avere cambiato aria anche per poche ore ripristina un buon livello di energia, quello di cui si nutrirà la mia Jam in trasferta.

Certo perchè a Bologna sono sceso per amore del frisbee e per la voglia di vedere e giocare col mitico Gaddoz, col suo soldato Ricky, e con i "Bolognesi" Alì e Manuel.

Mentre mi reco all'appuntamento in piazza Verdi, incrocio una mandria di studenti e di ragazzi così diversi da quelli che si aggirano a Milano.....

sono felice che esistano altre realtà, altri modi di affrontare le cose, altre necessità che non siano quelle di essere sempre ordinati, lampadati e griffati.

I ragazzi di bologna sono persone vere, non Hanno nulla da nascondere, hanno solo voglia di stare insieme e comunicare.....penso questo mentre mi chiedo perchè mi ostini a voler vivere a Milano, dove io sono chiaramente un dissidente inadattabile all'ambiente.

Mentre sono avvolto da questi pensieri riconosco Gaddoz che mi si fa incontro, e da li a breve arriva anche Ricky...la mia felicità cresce esponenzialmente sento odore di jam dietro l'angolo........

I ragazzi optano per un bel giardino, dove dovrebbero raggiungerci anche i "Bolognesi".

Valutiamo il grado di "fangosità" del suolo e decidiamo di jammare su un campo di pallavolo nettamente più asciutto , piatto e privo di imprevisti.

Finalmente si inizia e la jam piano piano prende quota. Mi trovo ad ammirare la confidenza con cui giocano gaddoz e ricky, si vede che giocano spesso insieme, e su tutto si vede come Matteo abbia investito in questo giovane che lo sta ripagando di tutta la fiducia diventando un fristailer con tutti i crismi.

Un alito di vento inizia a spirare permettendoci di brushare con maestria. Iniziamo a fare delle coop, a tratti sembriamo un team rodato, in altri momenti ci lasciamo andare a "singole" giusto per aumentare gli stimoli l'un l'altro.

Tra le tante cose belle viste rimango estasiato dalla grazia e dalla precisione con cui Gaddoz chiude un'infinità di Phlaud volanti, veramente stilose e difficili da eseguire senza ritrovarsi con la faccia per terra.

Il Giovane Ricky ormai ha capito che il fristail è fatto di trick e prese e così inizia a prerndere in considerazione  l'esistenza di quel parametro che Pipo Lopez chiama "Consistence".

A proposito di Pipo, e della flamingosis in generale, con Gaddoz abbiamo deciso di rinominare questo trick......il nuovo nome da noi attribuito è "Moccolosis", infatti noto con piacere che anche Gaddoz eseguendo brillantemente questa mossa, lascia partire un candelotto di muco, che complice l'accelerazione centrifuga dovuta alla rotazione, assume la traiettoria di un proiettile vagante.........la stessa cosa mi succede da tutto l'inverno, ragione per cui questa mossa non la faccio mai in presenza di sconosciuti o ragazze su cui voglio fare colpo.

Ed ecco che arrivano i "Bolognesi". Noi siamo già "sulle gambe" da quasi due ore....però come si fa?

E allora avanti tutta, apro la riserva e spero di non rimanere a piedi....

La magia del fristail è che anche se sei in coma irreversibile appena vedi qualcuno che gioca.....non puoi fare a meno di buttarti in mezzo e saltare, girare e lottare  come un miracolato. Qua ci sarebbe da fare una tesi di dottorato......

I ragazzi di bologna arrivano motivatissimi e mi trovo di fronte due persone che dall'ultima volta che li ho visti hanno fatto passi da gigante.

Alì oltre a deliziarci col suo "brain bomb" da saggio delle sue insospettabili dote atletiche saltando come un grilloe chiudendo gitis che io manco riuscirei più a immaginare......rimango allibito ed entusisata, anche a Bologna la scimmia del frisbee ha permesso a degli esseri umani di trascendere i propri limiti e avvicinarsi alla natura delle divinità.........

Dopo 3 ore e mezza grazie al cielo arriva il buio e smettiamo di Jammare.

Io sono felice come un galeotto che ha ricevuto l'amnistia, solo che il mio corpo avverte una serie di dolori che da soli potrebbero essere l'argomento di 3 puntate di "Elisir".

Da sottolineare la presenza di uno spettatore!!! che per l'ultima oretta di Jam è rimasto a guardarci esternando i suoi apprezzamenti e rivolgendoci complimenti che credo abbiano fatto piacere a tutti....si perchè la cosa che ripeteva più spesso era "Cazzo ma è difficilissimo, ma come fate?? non è possibile, siete dei mostri". Tante persone guardano il fristail e non capiscono, se gli indichi la luna guardano il dito.....questo ragazzo invece la luna l'ha messa proprio a fuoco.

Bene, mi fermo 

Ne approfitto per ringraziare tutti gli amici che mi hanno permessi di rendere memorabile questo venerdì 17

Chi mi invita per il prossimo???

postato da: picciotto1 alle ore 09:50 | Permalink | commenti (3)
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sabato, 11 marzo 2006
Spinning in the ghetto
 
 
Quando ero un bambino, come il 90% dei bambini italiani, da grande volevo fare il calciatore.
Poi da ragazzino, come il 90% degli adolescenti della Barona, sognavo di aprire un coffe shop.
Per anni ho passato i miei pomeriggi all’interno del più bel quartiere Popolare di Milano, il Quartiere S. Ambrogio,
in gergo Baronese il quartiere “vecchio”.
Due serpenti rossi di mattoni e finestre si snodano curvilinei per centinaia di metri, accogliendo le esistenze di un umanità
sgarruppata ma fiera.
Lo spazio ricavato da questi due confini è un miracolo urbanistico, considerando che siamo a Milano e che questo è un quartiere
per “poveri”.
Al suo interno esistono prati, scuole, negozi, farmacia, una biblioteca commovente e una chiesa dall’architettura povera futurista
che vista da lontano sembra un razzo a Cape Canaveral.

Dentro questo spazio non possono transitare le macchine e soprattutto esistono le Piste, rettangoli 40x20 m di mattonelle di cemento contornate da un basso murettino di mattoni rossi; perfino una scelta di buon gusto!

Quella pista è il luogo geografico della mia vita, ne ha influenzato il divenire.
Io mi innamorai di questo luogo quando avevo 13 anni. Neanche a casa mi sentivo bene come all’interno di quel quartiere, sopra la sua pista, giocando interminabili partite coi miei amici e vivendo quella che solo dopo avrei saputo essere definita “vita di strada”.
Pasolini avrebbe amato un posto così.

Lo ricordo come un periodo di libertà irresponsabile, mai come allora ho provato una sensazione di libertà e vertigine.
Eravamo ancora puri e tutti creativi, da li a poco la vita reale avrebbe relegato tutti noi dove ci spettava, chi all’obitorio, chi al carcere,
chi a esistenze sofferte, chi al commercio illecito e chi alla unica normalità che poteva ricevere, quella di una vita da 5 euro all’ora, una vita precaria.
Ieri mi è passato a cercare Paolino di Monza, e visto che non sapevamo dove andare a Jammare, essendo in zona mia ho avuto questa illuminazione: la pista!!!!
In un secondo tutto era chiaro, volevo andare a rendere omaggio al mio personale luogo di culto, la mia mecca, il mio muro del pianto. Andare a rendere omaggio a me bambino, alle mie radici e ai miei reagenti. Rendere omaggio attraverso i sacramenti della mia nuova religione rotante, attraverso una jam.
Dopo avere assicurato Paolino che non gli avrebbero rubato la macchina nuova - anche se dalla pista non si vede il parcheggio -
ci siamo diretti verso l’interno del quartiere.
La pista da tre lati è aperta, da un lato è chiusa da un muro alto dove noi da bambini avevamo dipinto una porta da calcio con la vernice.
Oggi su quel muro non c’è piu una porta ci sono molti graffiti, esattamente come ce ne sarebbero in qualsiasi ghetto periferico
del mondo occidentali. Una sottocultura che permette ai giovani di evadere dalle loro esistenze alienate e precarie attraverso
il colore e la fantasia.
Una volta sulla pista iniziamo a prepararci sotto gli occhi indagatori di un manipolo di bambini di zona, che come
me 18 anni fa stanno giocando con un pallone.

Alcuni ci guardano male mentre ci montiamo le unghie, i bambini di zona sono sospettosi per adattamento, sono
sempre pronti a fiutare il pericolo e in caso scappare o aggredire.
Non sanno se siamo grandi bravi o malvagi, lo stanno cercando di capire.
Appena rompiamo gli indugi e iniziamo blandamente a jammare attiriamo subito la loro attenzione.
Nel gruppo c’è chi guarda e chi invece considerando la nostra un intrusione vuole convincere gli altri bambini a giocare a calcio.
Io mi rivolgo a lui e gli dico “facciamo che utilizziamo metà pista a testa così non ci diamo fastidio”.
Lo vedo stupito della mia padronanza del lessico di zona. Gli confesso che anni fa ero la.
Come lui adesso, io allora calcavo la stessa pista per lo stesso motivo.

Una volta caldi iniziamo a giocare virando su esercizi più complessi.
Nel nostro piccolo ….iniziamo a dare spettacolo.
Il risultato è che ormai i bambini sono raddoppiati di numero e adesso sono tutti seduti a guardarci e a commentare
rispettosamente sottovoce.
Proprio loro che tra pochi anni ne vedranno delle belle….e lotteranno per sopravvivere in una gara truccata
da chi ha deciso che per vincere qualcuno deve perdere.
Il cuore mi si riempie di calore mentre jammando penso a queste cose e sento che vorrei aiutare questi bambini
a non cadere nel tranello….che poi, io se ci penso, ci sono caduto molte volte.
Per adesso li aiuto facendo loro scoprire che esiste questa cosa.
Magari li aiuta a sviluppare il senso del bello, dell’estetica, cosa difficile altrimenti quando vivi nella periferia di una società
che ormai è in grado solo di apprezzare volgarità e banalità.

Calcio e veline.
Alienazione e frustrazione.
Per tutte queste cose il frisbee è medicina e io lo so.
Mentre ci cambiamo a fine jam, ormai rimasti soli, nella mia testa si materializza un pensiero.
Visto che oggi ero molto stanco e ho giocato sottotono, perché non tornare ancora da riposato con tutta la banda
è regalare a questo luogo una jam indimenticabile??
E se poi ci torno ancora, e ancora, e ancora….non è che magari qualche bambinetto si avvicina e si informa
su come si può fare il delay? E se poi questo scugnizzo, rispettato molto dagli altri futuri hooligans, contagia la banda
e questi si ritrovano a 14 anni a giocare tutti i giorni?
E se i nuovi riflettori puntati sul fristail passeranno proprio dai “quartieri”?
Sto sognando lo so, la mia mente viaggia sulle dolci onde del thc ora, ma senza sogni non si vive.
Poi se i fristailer di Milano leggendo sto post hanno sentito qualcosa dentro, e vogliono darmi una mano,
potremo iniziare noi ad affrontare il mondo, andando incontro al destino senza paura.
Il mio sogno è che questi bambini in camera al posto del poster di un centravanti dopato abbiano
una gigantografia di Randy Silvey.
 
Quanto migliore sarebbe sto triste mondo malato???????
 
Se ci vogliamo provare…………
postato da: picciotto1 alle ore 12:01 | Permalink | commenti (4)
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