venerdì, 20 gennaio 2006

 

Quella volta che mi sono sentito un mille ( di Matteo " Gaddoz" Gaddoni )

Quella volta che mi sentii un mille, un grande mille.

Era un caldo giorno d'agosto quando arrivai in spiaggia a rimini, zona porto.
Mancavano ancora 2 giorni al venerdì che avrebbe inaugurato i primi mondiali
FPA fuori america, ma speravo già di trovare qualche giocatore in anticipo.
Ero impaziente di mostrare tutti i miei progressi, la mia sicurezza con il disco.
Avevo appena iniziato a giocare, è vero, ma due mesi di animazione all' aquafan,
sempre in giro con Clay, mi avevano dato fiducia e non vedevo l'ora di riscattare
la figura barbina fatta al mio primo torneo (Paga03, Matteo e Edo, due tronchetti
veramente ridicoli in mezzo al red-carpet). Ora vi chiederete, ma perchè non ci
racconti di quella volta, di quanto ti sentisti un mille al tuo primo torneo?
Perchè non vuoi parlare di quei tre minuti di drop a ritmo costante, una drop
al secondo di media, dell'imbarazzo e delle gambe che erano due legnetti, della gente
che ti chiedeva, ma è un nuovo tipo di freestyle, atuttadrop?
A dire il vero, dovrei raccontarvi tutti i miei tornei, uno per uno, a questo punto.
Ma è meglio di no, meglio raccontarvi questa, quando mi sentii un grandissimo mille.
Dicevamo... arrivo in spiaggia bello carico, gioco da 2 mesi all'aquafan,
la gente mi applaude, insomma, il mio morale è molto alto in quel periodo.
In spiaggia sembra non esserci nessun giocatore, mi guardo meglio intorno,
e vedo due strani tipi, che si stanno avvicinando al red-carpet, ancora in costruzione.
Ne esaminano la robustezza, le dimensioni, si guardano intorno, sembrano un po' imbarazzati.
Io li osservo e mi dico, adesso li vado a salutare, gli dico che non devono vergognarsi,
che possiamo giocare qui o giù in spiaggia, dove preferiscono.
Tutto bello baldanzoso mi avvicino, io sono il nuovo jammer di rimini,
devo fare sentire a proprio agio questi jammer imbarazzati, che giochino e si divertano!
Ciao!, dico, Hello! rispondono. Sono americani! Welcome ammerrichèn!
Molto a loro agio i due mi fanno capire che non si sentivano per nulla imbarazzo,
anzi mi dicono di farmi da parte e lasciargli provare il vento dieci minuti,
e poi giocheranno con me. Io osservo da lontano, parte una carica da paura,
l'altro riceve il disco e lo appoggia sui denti. Solo a quel punto connetto,
trovo una certa somiglianza fra lui e il tipo della promo Nike,
quello che poi scoprirò chiamarsi Dave Murphy! Seguono dieci minuti angoscianti,
non avevo mai visto giocatori di quel livello, nè al Paga03, in nessun video su internet,
nemmeno nei sogni. Questi due pazzi fanno di tutto con il disco, cose che non avrei mai
potuto immaginare. La voglia di sotterrarmi è sempre più forte, io non posso giocare
con due tipi del genere! Ecco, mettono giù il disco, e vengono verso di me.
Io vorrei stare a guardarli per ore, ma non posso giocare con loro.
Si presentano, Dave Murphy e David Lewis, Matteo. Gioco da 3 mesi, voi? Beh da 20 anni, più o meno.
Insistono per scendere in spiaggia, verso la battigia. Facci vedere cosa sai fare!
Io, imbarazzatissimo, avverto la senzione dell'essere un mille a diecimila!
Cosa gli faccio vedere a questi? Come posso fare qualcosa, senza che questi ridano per ore?
Ma perchè non me ne sono stato a casa oggi? Nel frattempo mi arriva una carica che sembra
arrivare da un altro pianeta, io fatico a controllare l'equilibrio, sono stordito,
il disco impazzisce, perdo il controllo e il disco cade a terra. Sempre più in panico
mi dico, calma, calma, cerca di dare un buon giro, almeno. Dave riceve il mio giro,
mi sembra di aver dato un buon giro, ma lui si gira al vento e lo ricarica.
Dave Murphy si fa una giocata al vento di circa quindici minuti. Io lo guardo estasiato.
Sono un mille e sarò un mille, mi dico, è il mio destino.
David, scherza sul fatto che Dave se la giochi da solo al vento,
andiamo a prendere un caffè mi dice, e grazie a dio inizia a farmi a sentire a mio agio.
Capisco che non devo dimostrare nulla, che muoiono dalla voglia di insegnarmi quanto più
sia possibile. Capisco anche che sarò un mille per lunghi, lunghissimi tempi, meglio mettersi l'animo in pace.
Prendo fiducia, e inizio a giocare più spensierato. I due campioni si gasano, mi applaudono,
quando chiudo la mia prima presa con una undertheleg, (Murphy aveva appena chiuso 4 giri e gitis).
Mi sento un mille, un grande mille, e ne sono fiero!

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venerdì, 20 gennaio 2006

 

Quella volta che mi sono sentito un mille  (di Fabio "Olivertwist" Sanna)

 

E’ incredibile quanto carichi si sia prima di iniziare una gara, anche piccola, quanti pensieri sfrecciano veloci in mente e la quantita’ di sensazioni psichiche e fisiche.
Quando il tutto e’ finito, la propria esibizione si conclude, quel senso di libertà ci mette di buon animo, che la gara sia andata bene o meno. Per me almeno e’ sempre stato cosi’...tranne quella volta che mi sono sentito un mille...

Amsterjam 2004...
Avevo viaggiato fino al paese dai bellissimi fiori e dell’erba pippa assieme al caro vecchio Stefano Mestroni e ad Eleonora.
Si era deciso di strutturare una routine a tre con Gregory Lo-A-sjoe, siccome la categoria era OPEN FORMAT (ovvero si poteva essere 2 o 3 giocatori per team).
Dopo le qualificazioni svoltesi in un parco, con poche aspettative iniziali, ci rendiamo conto di esser passati nelle finali del giorno seguente, che si sarebbero tenute sulla spiaggia!

Stracarichi della piccola vittoria e del fatto di giocare sulla spiaggia con un vento costante (il vento viene al 90% dal mare in quella zona...dicono), iniziamo a pensare ad una piccola routine.

Il giorno dopo arrivando in spiaggia ci rendiamo conto di quanto il destino ci abbia giocato un bruttissimo scherzo...il vento arrivava dal mare...ma ad una velocità sconcertante! Stefano era impietrito, Gregory non aveva ancora capito bene la situazione, l’unico con il sorriso sulle labbra era Pipo...
Alche’ mi dico “ok, facciamoci forza e riscaldiamoci!” tiro fuori il disco dallo zaino e faccio la prima carica a Stefano. Il disco decolla e si allontana dietro alle mie spalle a qualche decina di metri piu’ in là. Ogni ricordo dell’esile routine studiata il giorno prima svanisce dalle nostre menti, ma imperterriti continuiamo a riscaldarci e a “provare” il vento...anche se era lui che “provava” noi credo.
Tra mille imprecazioni notiamo che non siamo gli unici ad odiare quelle condizioni, allora ci rincuoriamo e iniziamo a provare un’altro tipo di routine. Dico ai ragazzi “proviamo questo, no...quest’altro, nemmeno...uhmm, insomma qualcosa la dobbiamo pur fare, no?”.
I lanci di Stefano son troppo lunghi e quelli di Greg troppo corti... dico: “noo ragazzi, non cosi’, dovete lanciarlo così, o il disco vola fuori portata!” mostro più e più volte come dovrebbero lanciare il disco, in modo da non perderlo e andarlo a cercare 100 m dietro di noi e sembrano abbiano capito bene poco prima di iniziare la routine.

La routine inizia, una sequenza di magnifici e sistematici drops decora la prima parte della routine, tanto per far capire a tutti che “chi ben inizia...”. Ad un certo punto ho il disco e penso di cercare una svolta nella routine dicendo ai ragazzi “EASY CATCHES!” (PRESE FACILI). Velocemente carico a Stefano....il disco vola...sopra di me...sopra di tutti...e atterra a quei 20m dietro noi... mentre mi giro per correre verso il disco sento gli occhi dei miei compari di sventura su di me. Il resto della routine e’ forse piu’ disastrosa della prima parte, se non fosse per un mio tuffo alla Ultimate dove manco il disco del tutto e seppellisco la faccia nella sabbia. Finalmente l’incubo finisce e sento la voce quasi paterna di Iwan dire “TIME!”.

La quantità di drop (da guinness), il tiro moscio da bradipo e l’assenza di una qualsiasi combinazione con presa normale...sarebbe stato abbastanza per farmi sentire un mille per il resto della vacanza in Olanda. Anche perchè nella mia mente quel vento era inaffrontabile da chiunque...a smentirmi di ciò, scendono in campo Pipo Lòpez e Toddy Brodeur ...giocano come degli dei del vento, combo inimmaginabili, prese perfette. Mi son sentito mille lire per qualche mese...ma meno male è passata anche quella!

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giovedì, 19 gennaio 2006

 

Quella volta che mi sono sentita una mille ( di Eleonora Imazio )

Quella volta mi sono sentita proprio un mille, disperatamente mille, profondamente mille.
Quella volta ero davanti ad un pubblico di non indifferente rilevanza, composto dalla crème della crème dei giocatori americani.
Quella volta non sono stata solo mille, ma mille e qualcosa di più, millecento, milleduecento...

La mattina era partita bene, con una buona dose di gasatezza per l’imminente torneo e all’insegna del “Ah, che bello, fuori c’è il sole”. Insomma, ci si stava preparando per andare in spiaggia, una di quelle belle spiagge battute, senza buche e caviglie che sprofondano nel terreno per 30 centimetri, una di quelle spiagge su cui puoi/devi giocare con le scarpe per evitare di arrivare a sera con i piedi in frantumi: Seaside, Oregon.

Uscendo in strada mi accorgo che il tempo non è proprio così bello; sole sì, ma anche una buona dose di vento. Arrivo in spiaggia dove, non ostacolata dagli edifici, la buona dose di vento diventa per me una bufera...Ora, è necessario un preambolo. La sottoscritta, prima di andare in America, aveva giocato rarissimamente all’aperto e quindi non era per niente abituata a giocare col vento. Potete immaginarvi come mi sono sentita ad arrivare in spiaggia con un vento decisamente sostenuto e conscia di dover giocare e confrontarmi con chi con il vento ci va a braccetto.
Bene, in quel momento l’eco del mille iniziava a fare capolino.

Io e Fabio (che nella categoria Open giocavamo assieme) iniziamo a riscaldarci e io non riesco a fare una benemerita mazza; cioè, nemmeno un passaggio sotto la gamba, nemmeno una presa dietro la schiena! Il mio stato mille non è ancora totalmente palese, ma già inizia a mostrarsi in tutto il suo splendore in questa fase di riscaldamento: insomma, mi sento già mille solo di fronte a Fabio!

Nel giro di cinque minuti, o forse anche meno, sento annunciare al megafono che il torneo sta per iniziare; come sta per iniziare?! Sono qua da un quarto d’ora scarso e il torneo sta per iniziare?! Ed indovinate un po’ con che categoria si inizia? Open naturalmente! E indovinate chi sono i primi a giocare? Io e Fabio ovviamente!

Beh, presa da un attimo di sconforto, mi metto a imprecare mentalmente. Ok, dobbiamo proprio iniziare. Io mi presento sul terreno di gioco con un sorrisino forzato, a cercare di nascondere il fatto che mi si stanno rovesciando le budella. Parte la musica e al primo disco che ricevo capisco che sono il disco e la forza della natura che controllano me e non il contrario: mi sembrava di essere tornata all’alba del nail delay...Cerco di tenere l’unghia al centro del disco ma non ci riesco perchè il vento mi spinge il frisbee indietro. Cerco di fare un pseudo-passaggio a Fabio, ma sembra che il vento prema il disco verso la sabbia, facendolo tonfare irrimediabilmente per terr, cosa che si ripeterà in loop per i minuti seguenti. Quella volta mi sono sentita talmente mille che ho rimosso persino la routine (se così si può definire) e i lanci, o meglio, i non-lanci che ho fatto a Fabio.
Finiti i minuti di sofferenza, sono tornata al mio posto a capo chino, sentendomi veramente una mille di serie A e mi sono sentita ancora più mille quando ho visto le meraviglie che altri sapevano fare con un vento così forte...


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mercoledì, 18 gennaio 2006
Quella volta che mi sono sentito un mille (di Lui Collerà) 
 
Non ho grandi ricordi di periodi o “volte” in cui io non sia stata, nel frisbee, un “mille”.
La mia vita frisbistica (“attiva”,  nel senso di “giocata”, “praticata”) è un “mille” senza soluzione di continuità:
rappresento quella casistica di persone che permettono agli “altri” di essere comunque “meglio”.
Per questo i “mille” sono importanti:
Senza i “mille”, chi vincerebbe?
Posso perciò o scrivervi una intera auto-biografia “milleriana”, ma non è cosa, o fare il contrario:
raccontarvi un episodio in cui io mi sono “innalzata” dal mio stato di “mille”, per approdare ad uno ancora più importante: la “mille assoluta”.
 
Correva l’anno.
No, non lo dico.
Ho raggiunto un’età tale in cui annunciare pubblicamente quale anno correva significa dare il fianco a conteggi spasmodici, e considerazioni quali “oh, cavolo, io ero sì e no uno spermatozoo alla ricerca del suo ovulo perfetto!”
E non è carino.
Per cui: correva l’anno. Punto.
Si era in quel di Essex, Inghilterra, ad un Campionato Mondiale Overall, dove, cioè, si giocavano tutte e 8 le discipline individuali.
Se erano presenti solo 66 giocatori in rappresentanza dell’intero mondo, un motivo ci sarà stato, no?
L’Overall è una cosa da dementi. Cioè, ma chi ce lo faceva fare di massacrarci così?
Però era divertente.
Vabbè.
Io giocavo, e solo questo torneo meriterebbe un libro, ma l’aneddoto si concentra in una disciplina:
Discathon.
Il Discathon lo deve avere inventato qualcuno di estremamente sadico: una maratona con 2 frisbee, percorso obbligato, con “le discese ardite e le risalite” a dirla alla Battisti.
Una cosa mostruosa.
Bè, normalmente, (la gente normale voglio dire), faceva il percorso in circa 5, 6 minuti. Chi vinceva in meno di 5 minuti. I cazzoni in 7 minuti.
Bene. Caratteristica del Discathon è che si parte in “gruppi” di 5 e che ognuno ha diritto ad avere una “guida” che gli segnala il percorso.
Chiaro, io avevo Clay.
Arriva il mio gruppo. Pronti. Via.
In meno di 6 secondi le altre del mio gruppo scompaiono alla vista. Tristezza.
Dopo 2 minuti scarsi i miei polmoni cominciano a dire “senti Lui, guarda, non è cattiveria, ma dobbiamo sopportare 20 marlboro al giorno, e una vita sedentaria, perché ci fai questo?” .
Quando i polmoni cominciano a parlarti, non è una bella cosa.
Poi ha cominciato la milza “ah, no, non è vita, questa, ma scusa, ma dai, eccheccavolo!”
La milza è più lamentosa dei polmoni, e fa anche male.
Le gambe hanno lanciato un messaggio morse, nel senso che erano come dentro a “morse” d’acciaio. Stritolate.
Ma il più fastidioso era il cervello:
“non ce la faccio, ah non ce la faccio, ah, ma perché devo fare questo, ah, morirò, morirò, e pensare che sono ancora giovane, e morire per un frisbee, ah, perché, perché?”
in tutto quel marasma di voci, riesco a mala pena a sentire quella di Clay che mi dice “dai Lui, dai!, di qua, brava”
Dopo circa 8 ore, secondo il mio orologio interno, arriviamo allo “strappo finale” come lo chiama Clay, con un eufemismo.
Davanti a me si erge una salita. No. LA salita. 200 chilometri, con pendenza 75%: praticamente un’autostrada alla rovescia.
Clay dice, dai Lui, ce la puoi fare. Io ribatto che non ho lo piccozza e non ho neanche ammazzato nessuno.
Poi, Clay fa una cosa strana: comincia a canticchiarmi la musichina di “Rocky” quella che si sente quando Rocky si allena.
Ora, non sono cose che si fanno. Davanti a me l’Everest, dentro di me le lamentele di tutti gli organi, e, adesso, anche la ridarella.
Dai Lui, dai.
Vedo, in cima alla salita, un gruppo di persone. Chissà cosa faranno, pensa il mio cervello, per poi continuare, ah, non ce la possiamo fare, ah, no-no-no…
Comunque, in qualche modo, fra musichina, sforzo del vomito (anche lo stomaco ha qualcosa da ridire), ridarella, approdo al traguardo.
Il gruppo di persone applaude.
Me.
Perché con ben 12 minuti di corsa (e non 15 ore come pensavo), sono riuscita a battere tutti i precedenti primati di “ultimo”. Non solo: i 65 partecipanti all’Overall “leggermente” preoccupati (le sarà venuto un coccolone? Si sarà persa nelle campagne inglesi?) ora applaudono, in una manifestazione liberatoria e commovente.
 
Ma la cosa impressionante è che, l’anno successivo, ad un altro campionato, alcuni ragazzi mi fermano:
“ma tu sei quella del Discathon! Mitica!”
 
Ero diventata un personaggio.
Simpaticamente perdente, tutti si ricordavano di me.
 
Perché “mille” non ci si improvvisa.
Perché “mille” si può essere, subire o “mitizzare”.
Da vanesia, ho preferito diventare una “mille” indimenticabile:
infatti ricordo ben poche vittorie, ma ho un Albo sfavillante di incredibili ultimi posti.
 
La Vs. sfavillante
“ forever millesca” Lui
 
 
 
 
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sabato, 14 gennaio 2006
Quella volta che mi sono sentito un mille (di Andrea "mr M." Meola)
 
Stabilire quale, all’interno della mia carriera frisbistica, sia stato l’episodio in cui mi sia sentito più mille lire non è semplice. Diciamo che ultimamente, un po’ per per il freddo di questo inverno che ti costringe a giocare al chiuso, mi sento costantemente un po’ mille, ma questo è un altro discorso. Se vogliamo invece individuare un episodio in cui il mio essere mille si sia manifestato in maniera palese e prorompente come un fulmine a ciel sereno…..bè, allora non ho dubbi. Bisogna tornare indietro nel tempo di un paio di anni, precisamente al torneo Paganello del 2004. Per chi non lo sapesse si tratta di uno dei tornei più prestigiosi del circuito frisbistico internazionale, e per me, che ho incominciato a giocare a frisbee seriamente circa tre anni fa, è stato il primo vero torneo da "giocatore".
Sebbene fossi arrivato molto carico al torneo e fiducioso in una serie di combo provate tutto l’inverno, che ritenevo ormai radicate in me, le mie certezze sono crollate nel momento in cui il mio fedele compagno di sventure, alias Antonio Cusmà Piccione, (Piccioni in quel torneo) mi fa la prima carica della nostra esibizione…la mia difficoltà a fare il semplice delay è solo un presagio di quello che succederà da li a pochi minuti quando, con molta inesperienza, la smania di mostrare a tutti le mie fatiche invernali mi induce a provare gl esercizi più difficili…con l’unico risultato di produrre per una serie interminabile di volte quel sordo rumore che solo un frisbee che cade per terra piatto con ancora una dose esagerata di spin sa produrre. Sebbene anche nella seconda gara il mio essere mille lire si sia inesorabilmente manifestato in tutto il suo splendore, impedendo a me e al mio socio di passare il turno, mai avrei pensato che l’episodio di massima espressione del mio essere fifty cents sarebbe dovuto ancora accadere, da li a poche ore… L’episodio infame si manifesta infatti il giorno dopo. Eliminati dalla competizione di coppia, io e il mio baldo amico, svegliati di buon umore e dopo una lauta colaizone, vediamo nella competizione a tre una concreta possibilità di rivalsa nei confronti di chi il giorno prima ci avevavo visto come gli ultimi dei mille lire. Peccato che la sorte quel giorno ci destinò come terzo componente del nostro team uno dei giocatori che, accanto alle indubbie doti frisbistiche ha la straordinaria dote di farti sentire, in ogni momento, e qualunque cosa tu faccia, solo e unicamente…un gran MILLE LIRE. Dopo un’ ora passata a costruire la struttura di una routine pagliaccesca, fondata su un gioco di lanci e prese a cui io e il mio socio non eravamo assolutamnete preparati e in cui il maestro israeliano ti fa fare 100 gitis di fila su lancio diretto sgridandoti puntualmente dopo ogni errore, riusciamo in qualche modo a tessere la debole tela della buffonata che saremmo dovuti andare a proporre davanti al nutrito pubblico del sabato pomeriggio. Al momento di entrare in pedana sono così carico che confido in segreto al mio socio che volendo siamo ancora in tempo a ritirarci e darci alla macchia, ma ormai è tardi, ci chiamano, entriamo in pedana, della maledetta scimmia che mi ha fatto iscrivere al toreno ora è rimasto solo un braccio che pulsa e bussa impazzito nel mio basso ventre…e quando sono costretto, a urlare davanti a tutti "Let’s FLOW!!" ( il grido di battaglia impostoci dal nostro compagno-maestro in onore della sua associazione) il grado di umiliazione è così alto da farmi dimenticare totalmente la debole routine che avevamo preparato e così, non appena mi giunge il frisbee, carico al mio socio anziché all’israleiano, mandando in fumo la sequenza di esercizi preparati. È in quel momento, quando vedo il mio compare lottare con un frisbee che non si aspettava in quel momento e sento gli occhi del maestro impietrito che mi pesano addosso come una montagna, mi accorgo dello sbaglio che poi deterrmierà una prestazione deludente da parte di tutti, incapaci di riprendere le fila dell’esercizio, e la nostra eliminazione… ma il vero momento in cui mi sono sentito più mille è stato poco dopo quando, abbandonata la pedana della disfatta, nel più totale sconforto, scorgo su un tappetino da stretching una figura contorta immersa in una tuta dell’Adidas, sembra un contorsionista, mi avvicino, cerco di focalizzare un po’ la visione riesco a scorgere tra le due gambe la testa di Reto Zimmermann che, amorevolmente e con fare paterno, quasi a volermi rinquorare della grama figura appena fatta, mi dice " Bravo, ANTONIO". È in quel momento, quando fui chiamato con il nome del mio fedele socio, anziche con il mio, che mi sentì un vero mille lire, e capì che la strada per il successo sarebbe stata ancora lunga.
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sabato, 14 gennaio 2006
Quella volta che mi sono sentito un mille. ( di Toni "piccio")
 
Eravamo nel pieno degli anni 90.
Io frequentavo il parco Sempione, più a titolo di tossicodipendente che a titolo di funambolo.
Nel mio gruppo di bolliti, oltre ad esserci molti narcotrafficanti, molti musicisti (del cilum), e parecchi sgarruppati, c'erano un paio di soggetti che maneggiavano un disco.
Niente di che, lanci e prese, però loro conoscevano quelli che io allora reputavo marziani esagerati a cui avevo visto fare questa cosa magica che poi sarebbe il delay.
Arrivato al prato dei frisbisti mi sono seduto in un angolo, molto timido e disagiato, e li ho osservati giocare, ero estasiato. Premetto che allora, 10 anni fa a Milano, c'era tutto un altro gruppo di fristailer, che ora definirei Giurassico, ma che allora mi faceva sognare anche solo con un under the leg!
Insomma spinto dal mio amico bollito decido di intromettermi nella protojam, senza avere la benchè minima capacità di controllare il delay per più di due nanosecondi....
Un'altra cosa che non avevo calcolato era il procedimento complesso della carica....a vedere loro sembrava un movimento piuttosto semplice.
Al primo disco che mi arriva tento una presa plastica mai vista.....e già inizia a serpeggiare un certo malumore nel gruppo dei top jammer.
Al secondo disco che ricevo provo a calciarlo come ho visto fare a uno di loro, ma un suono sinistro e la faccia corrugata di tutti mi invitano a capire che è ancora presto per questo tipo di evoluzioni.
Il terzo disco è quello che cambierà la mia vita per sempre........
Tento di caricarlo con tutta la forza di un giovin ventenne ma il disco esce assolutamente privo di spin, immobile nella rotazione....un mistero come riesca a volare per qualche decimetro.
A quel punto uno dei top Jammer, quello che più che usare le mani usava i piedi, quello che teneva una mezza bombetta spenta tra i denti da venti minuti, quello che più di tutti mi gaurdava male, proprio quello mi disse avvelenato: "Ma dove cazzo credi di andare con ste cariche mille lire??"
In quel momento mi sono vergognato come un ladro, veramente, se ci fosse stato un cratere ricolmo di magma mi ci sarei buttato dentro per evitare il disagio.
Mi allontanai immediatamente dal campo, senza dare nell'occhio, con un senso di sconfitta bruciante come quella che si prova al primo bello schiaffone ricevuto da uno che pesa 30 kg più di te.
Fu li che decisi, fu li che il mio essere mille in pubblica piazza doveva essere lavato col sangue....anzi col disco, apprendendone le tecniche, crescendo e permettendomi di ripresentarmi al campo con una padronanza tale da fare cadere la faccia a tutti i campioni.
E'stata una delle poche cose di principio che ho portato in fondo nella mia vita....poi via via che imparavo manco mi ricordavo più qual'era stato lo stimolo così forte che mi avesse fatto iniziare.
Dopo 7 anni, ormai abbastanza disinvolto col frisbee anche senza aver mai partecipato ad un torneo, incontro al parco di Trenno quello sconosciuto, la persona che ho odiato con tutto me stesso quel pomeriggio.......La persona che mi ha accusato di essere un mille lire!!!!
Bè inutile dire che il mio sogno si era avverato, anche perchè lui non giocava più da allora.
Quel pomeriggio mi ha guardato col rispetto che si tributa a campioni di altri tempi......ed io ho capito che la mia felicità non nasceva dal consumare la vendetta, ma dal fatto che senza quella frase di quel losco figuro non avrei mai trovato la forza di iniziare il fristail!!!!
E' per questo che ringrazio pubblicamente quell'uomo, per chi non lo avesse capito, Mr. Perkins .
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sabato, 14 gennaio 2006
Bando di concorso
 
Cari fristailers
ora tocca a noi!! armatevi di carta e penna, tastiera e word, stordite i vostri sensi per favorire il ricordo e la vena, e liberate il vostro inconscio.
Io vorrei che ognuno di voi mi mandasse il suo racconto sul tema "Quella volta che mi sono sentito un mille". L'indirizzo di posta è antonio.cusma@libero.it poi io ve lo metto dentro con la vostra firma.
Mi raccomando, limitate le bestemmie e gli improperi, per il resto sentitevi liberi di scrivere quello che volete (chiaramente ora riguardo a questo tema, se volete scrivere altro o lanciare altri temi fatemelo sapere e li affronteremo). Chi inizia??
Vabbè inizio io........
 
 
L'importanza di essere un mille
In Italiano si dice due giri e mille....in Americano si dice double spinning fifty cents.
Per la correttezza e la comprensione di tutti "essere mille lire" è:
Il coraggio e l'irresponsabilità.
L'intraprendenza e la goffagine.
Osare e ritrovarsi col culo sulla merda umida del cane di "M".
E' crederci, crederci, crederci.....nessun campione può avere evitato questo stadio.
Se non ci sei passato, se non lo hai dentro al sangue, se non lo vivi ogni giorno nella quotidianetà non puoi dirti a tutti gli effetti un fristailer della vita.

Da noi a Milano la filosofia Zen dell'essere mille è imprescindibile da ogni tipo di crescita.
Tutti temiamo di esserlo, ma nessuno sarebbe oggi quello che è se non fosse passato da questo momento e se non continuasse a vivere con questo stimolo infinito: la paura di esserlo e la forza che ti avvolge nella speranza di scongiurarlo.
La nostra microcomunità meneghina vive dei suoi miti e delle sue leggende.
Essere stati mille ed esserlo è per noi una vergogna ed un onore.
Le due faccie della medaglia. Come i due giri.......ecco perchè il nome del nostro blog, e ve lo ripeto nostro, è proprio questo: Due giri e mille
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sabato, 14 gennaio 2006
Perchè due giri e mille.
Baciamo le mani a tutti voi, fristailer e non.
Questo spazio nasce dalla mia esigenza di comunicare.
Non è la prima esperienza come blogger, ne ho avuto uno anni fa dove coltivavo l'amore per la scrittura. Credo che questa nuova soluzione del videoblog permetterà a tutti di avere un doppio binario espressivo: La scrittura e l'editing di video.
Ho pensato che questo spazio sarebbe stato l'ideale per scambiarci pareri, umori, informazioni e video riguardanti la nostra patologia: la discopatia fulminante.
Però, non è di soli video che hanno vissuto i nostri antenati per migliaia di anni.
Sono sempre più convinto che il racconto, la necessità e l'arte del raccontare abbiano una forza e un 'energia non inferiori.
Quindi ecco il vero motivo:
Voglio raccogliere i racconti di tutti noi fristailer, ricordi, speranze, emozioni e qualsiasi cosa vi smuova le viscere e vi istighi a scrivere.
Bene, vi aspetto, aspetto il vostro potere creativo e la vostra voglia di comunità.
Dai che andiamo.
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